venerdì, settembre 01, 2006

Boris

Boris ha 17 anni. Quando è stato arrestato dalla polizia spagnola ne aveva 15. Aveva partecipato a una menifestazione antifascista.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Tiziana Rossi, la madre di Boris. Vi preghiamo di far girare questo testo.

23 ottobre 2004: la “Falange” (facsimile della “Fiamma Tricolore” in Italia) indice una concentrazione chiaramente “xenofoba” nella calle Ferraz, davanti alla sede del PSOE. Gli slogan sono:

“NO ALL’IMMIGRAZIONE. DIFENDI I TUOI DIRITTI, DIFENDI LA TUA IDENTITÀ”.

Soprattutto attraverso Internet la "Ofensiva Antifascista 2004" indice una contro-manifestazione, in Plaza de España. Non si tratta di una vera manifestazione "illegale", poiché si arriva ad una specie di patto con il Prefetto, il quale permette la concentrazione senza corteo. Dopo essere rimasti in Plaza de España per un po’ di tempo, intorno alle 20,30 le diverse associazioni che costituiscono la "Ofensiva Antifascista" danno per conclusa la concentrazione. Non tutti sono d’accordo. Un gruppo decide di spostarsi verso la via dove sono i fascisti. La Polizia interviene per impedirlo, caricando. Gli arrestati sono 36: 24 minorenni. Tra di loro c’è Boris, che allora aveva 15 anni. Lo hanno preso insieme ad uno degli amici con cui era andato alla concentrazione. Un po’ ingenuamente, avevano deciso di passare di fianco ad un mezzo della celere, visto che non stavano facendo niente. Grosso errore: un celerino prese per il braccio il suo amico e gli domandò “Perché sudi”? Il ragazzo non rispose niente. Sudavano perché avevano corso per non essere picchiati. In sostanza: gli “antidisturbios” stavano facendo un giretto per fermare quelli che per il loro aspetto erano “sospettosi”. Boris allora aveva le treccine rasta e il suo amico è mulatto. Picchiati subito: non selvaggiamente... qualche calcio e qualche sberla dove non resta il segno. Insultati... Boris deriso per il nome (“sei finocchio, come il Boris della televisione?!). Portati al GRUME (Commissariato speciale, dove vengono portati i minorenni in stato di “fermo”) ammanettati. Obbligati a non guardare in faccia i poliziotti e a tenere la testa all’ingiù, per non potere poi riconoscerli. Tenuti in fila per ore, con la faccia contro la parete. Hanno potuto andare in bagno una volta, prima di entrare in cella. Rimasti tutta la notte isolati e poco a poco rilasciati il giorno dopo. La cosa peggiore: l’umiliazione di obbligarli ad abbassarsi gli slip.
Le accuse: danneggiamento, attentato, disordine pubblico, lesioni.
Boris è chiamato a prestare dichiarazione dopo qualche mese. Dopo qualche mese pure un gruppo di “psicologi esperti” lo “valuta”. Propongono (in caso di condanna) cento ore di lavoro per la Regione od otto fine settimana di arresto domiciliare.
Lunedì 9 gennaio 2006 tutti e 24 devono presentarsi in tribunale per il processo. Prima che questo abbia inizio, gli avvocati vengono chiamati da parte e si propone loro un patto: riduzione delle imputazioni e quindi della pena. Meno per un paio di ragazzi, per il resto si mantiene solo l’accusa di disordine pubblico. Pena: quattro fine settimana di arresto domiciliare. Accettano quasi tutti.
Il 5 luglio è la nuova data fissata per lo svolgimento del processo. Di nuovo, la proposta di patteggiare. Uno accetta e sei rifiutano, tra cui Boris. La logica gli suggerisce che è abbastanza stupido riconoscersi colpevole essendo innocente. La logica dovrebbe suggerire al giudice che è abbastanza stupido “rischiare” essendo colpevole.
L’attestato della polizia è pieno di contraddizioni... praticamente non esistono prove. La testimonianza dei poliziotti, piena di contraddizioni e nient’altro.
Il giudice, rimasto in silenzio fino ad allora, prende la parola e tradisce le sue intenzioni. Li condannerà, lo dice più o meno apertamente... anzi, è abbastanza seccato che non abbiano accettato come gli altri. L’avvocato, fino a quel momento abbastanza convinto che si trattasse di un giudice “imparziale” e che esistevano elementi fondati per cui pensare ad una archiviazione del caso, compie un giro di 360º. Telefona il giorno dopo a casa, consigliando di proporre noi il patto e poi aggiunge, “... inoltre, io ho molto lavoro”.
Nella dichiarazione fatta al Pubblico Ministero, Boris ha denunciato la maniera in cui è stato trattato. Per legge, essendo minorenne, il Pubblico Ministero avrebbe dovuto aprire le indagini. Niente.
Boris non rappresenta un caso isolato. Secondo il “Centro de Documentación contra la Tortura” sono state 600 le denunce di tortura e maltrattamento fatte contro gli agenti della polizia e i funzionari delle prigioni nel corso del 2005. Nello stesso anno sono stati 793 i funzionari accusati di tortura, lesioni, maltrattamento, reati contro l’integrità delle persone, trattamento o pene crudeli, inumane e degradanti.
Boris non è morto: ma quanti sono morti? Sempre secondo l’Associazione sopra menzionata 36 persone sono morte mentre erano sotto custodia. Stiamo parlando solo dei casi conosciuti. È ora di farla finita!

sabato, luglio 01, 2006

Vittoria del SÍ in Spagna


Dei 9.004 voti validi scrutinati tra quelli pervenuti ai due consolati di Madrid e Barcellona al SI sono andati 4.910 (54,5%) e al NO 4.094 (45,5%) invertendo praticamente i valori registrati nella totalità della consultazione. Da segnalare ancora una volta la bassa partecipazione al voto degli elettori residenti in Spagna che è stata del 19,4%, seconda solo al Belgio, che ha fatto peggio, con il 17,2%. La percentuale di plichi pervenuti, in tutto il mondo, alla rete consolare è del 27,07%. A titolo comparativo, si ricorda che la percentuale fu del 20,35% in occasione dei referendum abrogativi del 2003 (servitù coattiva di elettrodotto e reintegrazione dei lavoratori illegittimamente licenziati) e del 24,96 % per i quattro referendum del 2005 sulla fecondazione assistita. In Europa la media delle buste ricevute sul totale di plichi inviati è del 24,54 %. Si conferma la particolare partecipazione in Svizzera, con il 33 %. In America Meridionale si è al 32,34 % ed in molte circoscrizioni consolari di Argentina (Mendoza 50,38, Lomas de Zamora 43,55, La Plata 41,89), Uruguay (Montevideo 33,97) e Venezuela (Maracaibo 38,76) tale dato viene ampiamente superato. In America Centrale e del Nord la media è del 26,14 %. Si registrano più alte percentuali di voto in Canada con oltre il 30% (Montreal 38,21). Nella ripartizione Africa Asia Oceania la media è del 31,17%, significativo il 29,54 dell'Australia nel suo complesso (Melbourne 34,59%).

lunedì, giugno 26, 2006

NO NO e NO


A pochi minuti dalla chiusura dei seggi, Umberto Bossi aveva detto: «Se vince il sì al nord andiamo all'Onu, e se vince il no andremo in Svizzera, almeno lì c'è il federalismo». In base ai dati che arrivano dalle sezioni elettorali di tutta Italia è tempo di preparare le valigie. Quindici milioni di No. Lo scrutinio parla chiaro: gli italiani hanno risposto No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale approvato a maggioranza semplice dal Parlamento lo scorso 16 novembre, senza dibattimento, con i soli voti della destra e sotto il diktat di Bossi e Calderoli che minacciavano di far cadere il governo Berlusconi. Ha azzardato troppo le sue previsioni, il leader leghista. Ha invece visto realizzati i suoi auspici il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sottolineando l'importanza della consulazione, aveva chiesto di non disertare le urne. E ad urne chiuse può commentare: «Sono molto soddisfatto per alta affluenza. Italiani consapevoli dell'importanza del tema». Tutti i dati indicano un netto vantaggio dei contrari alla riforma. Anche in base ai dati dello scrutinio reale, il Sì prevale solo in due Regioni: Veneto e Lombardia. Ma perdendo a Venezia e Milano. Dicono No il Piemonte, trascinato da Torino e il Friuli Venezia - Giulia. Nel complesso, nell'Italia settentrionale, il No vince con oltre il 53%, percentuale che sale al 68% al Centro e al 74% al Sud. Gli istituti di sondaggi hanno fotografato abbastanza rapidamente un'affermazione del fronte del No che va oltre le più rosee attese della vigilia. La sesta proiezione Nexus per la Rai ha indicato il No al 61,4%, una percentuale progressivamente cresciuta nel corso del pomeriggio. La quinta proiezione dell'Istituto Piepoli per Sky lo ha collocato al 62,1%, anche in questo caso una forchetta che si è allargata di stima in stima a partire intention poll (sondaggio realizzato con interviste telefoniche nei giorni precedenti al voto) che collocava il No solo al 52% . Buona l'affluenza finale, al 53,6%. Ad un referendum il fatidico 50% non veniva superato da dieci anni. E non era capitato al precedente referendum costituzionale dell'ottobre 2001 quando votò solo il 34,1.

giovedì, giugno 22, 2006

Il popolo dei "coglioni" e degli "indegni"


L´ex presidente del consiglio, onorevole Silvio Berlusconi, chiama «indegno» l´elettore che non vota Sì. Così come, ad inizio di aprile, aveva chiamato «coglione» l´elettore intenzionato a votare sinistra. Solito show nella manifestazione di chiusura della campagna della Cdl a Roma. Ne parliamo il 26 giugno.

domenica, giugno 18, 2006

Incontro del 16 giugno a sostegno del NO nel referendum costituzionale

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L’iniziativa referendaria per il NO promossa dal Circolo Amici dell’Unione di Valencia, svoltasi il 16 giugno, presso il Saló de Graus della Facultat de Filologia della Universitat de València, dalle ore 19, ha visto la partecipazione di circa quaranta persone. La manifestazione è stata presentata da Gianpiero Pelegi, membro del Circolo Amici dell’Unione di Valencia.
Dopo i saluti dei rappresentanti delle forze politiche e sindacali spagnole rappresentate da Carmina del Río (Pspv-Psoe), Giuseppe Grezzi (Els Verds), Joan Mansanet (Bloc Nacionalista), Amadeu Sanchís (Esquerra Unida) e Vicent Atienza (Intersindical Valenciana), il professor Enric Sanchis, docente di sociologia alla Universitat de València, ha tenuto la relazione introduttiva, intitolata “la post-democrazia”, nella quale ha sottolineato il modo in cui, nelle democrazie occidentali, si sta articolando il sistema politico.
Il professor Sanchis ha segnalato che, nella cosiddetta post-democrazia, l’agente politico non è più il popolo ma bensì il potere economico, circostanza che altera il concetto tradizionale di democrazia liberale. La crisi della democrazia è, dunque, strettamente legata alla crisi dello stato-nazione, una crisi che egli riconduce alle dinamiche della globalizzazione. Secondo Sanchis "In post-democrazia le regole formali del gioco democratico vengono rispettate, ma ciò che non funziona è l’equilibrio di forze esistenti tra il potere dei cittadini e il potere economico”. Per concludere, il professor Sanchis ha ribadito la centralità della politica, dato che "cinismo e disaffezione per la politica non producono una società migliore. L'unico risultato consiste nell'abbandono della sfera pubblica nelle mani di coloro che sono meglio organizzati, interessati a scopi personali, e capaci di gridare più forte degli altri. Senza partiti politici forti gli affari sporchi condotti nell'ombra aumentano, non diminuiscono. Se un pigro cinismo si fa strada fra i cittadini, perché mai dovrebbe rimanere ancora qualcuno che, nella vita pubblica, si preoccupi di fare le cose giuste?"
C’è stato poi l’intervento di Alessandro Girardi, membro del Circolo Amici dell’Unione di Valencia, il quale ha manifestato l’importanza di respingere una riforma che costituisce un vero pasticcio istituzionale privo di organicità, affermando che ‘’il rafforzamento delle spinte all’egoismo territoriale e ad un sistema decisionale meno democratico sarebbero il segno politico prevalente di una vittoria dei SI’.
Girardi ha illustrato tecnicamente i cambiamenti che, se questa legge venisse confermata, potrebbero avvenire. Punto per punto ha analizzato i diversi aspetti della modifica del nostro trattato costituzionale, ha illustrato che cosa significherebbe la loro introduzione sia nel campo della “devolution”, sia a livello istituzionale, con l’impoverimento della funzione di massimo garante da parte del Presidente della Repubblica, con la politicizzazione della Corte Costituzionale, con il cambiamento dei rapporti tra un premier-padrone ed un Parlamento svilito dei suoi poteri.
Il coordinatore generale dell’Unione in Spagna, Mauro Nicolosi, è intervenuto per illustrare l’esperienza dell’Unione in Spagna, sottolineando come essa si basi su una concezione della ‘’politica come servizio alla comunità, fatta da persone che vogliono migliorare la condizione concreta degli italiani che lavorano, studiano, fanno impresa in Spagna’’. Nicolosi ha annunciato il riconoscimento del Circolo Amici di Valencia come Coordinamento dell’Unione, che andrà ad affiancare quelli di Madrid e di Barcellona già esistenti. Ha sottolineato altresí il significato della Costituzione come regola generale del gioco, regola che quindi puo’ essere aggiornata solo con il consenso piu’ ampio possibile.
Andrea Stortini, membro del Circolo Amici dell’Unione di Valencia, è intervenuto per illustrare alcune linee programmatiche del suddetto Circolo, quali la razionalizzazione dei servizi del Consolato Italiano di Valencia, la diffusione della lingua e della cultura italiana.
Sono intervenuti, quindi, alcuni membri del Circolo degli Amici dell’Unione di Valencia per fare il punto sull’insegnamento dell’italiano nell’istruzione pubblica regionale.
Ha concluso la riunione l’intervento di Cristina Manfreda, la quale ha letto dei calorosi saluti all’iniziativa, tra i quali quello del Coordinamento dell’Unione della Repubblica Ceca, del Coordinamento dell’Unione di Londra, dell’onorevole Guido Sacconi e dell’attrice Manuela Kustermann.
L’evento è poi proseguito con una cena conviviale.

martedì, giugno 13, 2006

Unione-Cdl: 4-1


L´Unione si aggiudica quattro capoluoghi di provincia su cinque alle comunali (solo Belluno va alla Cdl). E anche nei piccoli centri, è in leggero vantaggio. I risultati parlano di 26 comuni all´Unione, compreso Civitavecchia, e 25 alla Cdl. Alla provincia di Trapani, dove già aveva vinto Cuffaro alle regionali, in vantaggio il centrodestra. Cagliari al centrodestra, la Sardegna no.

domenica, giugno 11, 2006

Incontro a sostegno del "no" nel referendum del 25 giugno




Il Circolo "Amici dell'Unione" di Valencia ha il piacere di invitarvi all'incontro pubblico a sostegno del "No" nel referendum del 25 giugno.

La manifestazione si terrà venerdì 16 giugno, alle ore 19.00, nel Saló de Graus della Facultat de Filologia (1º piano), Avd. Blasco Ibáñez 32, Valencia.

Interverranno:

Mauro Nicolosi
Coordinatore generale
dell'Unione in Spagna

Enric Sanchis
Professore di Sociologia
Universitat de València


Vi aspettiamo!